(Nella foto Padre Justo con Don Ilario alla celebrazione di avvio della Adorazione Perpetua a Venaria.)
ZENIT ha
intervistato padre Justo Antonio Lo Feudo, missionario del Santissimo
Sacramento, che ha già contribuito ad aprire molte cappelle di
Adorazione perpetua in Italia, compresa la nostra.
Perché è tanto importante per L’Aquila quest’adorazione?
Padre
Lo Feudo: Perché essa servirà come sostegno spirituale per tutta la
città e perciò andrà oltre i limiti parrocchiali coinvolgendo tutta
L’Aquila. La fede nel Signore nell’Eucaristia e l’esperienza altrove,
dove c’è l’Adorazione perpetua, assicurano che dalla piccola chiesina
s’irradieranno le grazie e le benedizioni e anche la protezione per
tutti gli aquilani.
Potrebbe parlarcene di più?
Padre
Lo Feudo: Certamente. Tutti sanno che la città è stata distrutta, non
c’è più. Gli aquilani sono devastati. La ricostruzione non è soltanto
degli edifici, anzi la prima cosa è ricostruire le persone. Devono
trovare un nuovo centro. Il terremoto fu una grande forza centrifuga.
Tutto è stato sparso, moltissimo perduto e tantissime persone
spiritualmente smarrite, decentrate. Il Signore adorato in Adorazione
perpetua diventerà il nuovo centro. E’ proprio Lui che chiama tutti:
“Venite a Me”. “Venite a Me, voi tutti che siete oppressi e affaticati,
Io vi ristorerò”. Gesù nella sua presenza silenziosa nel Santissimo
Sacramento ristorerà loro, consolerà tutti, restaurerà le vite. Lui e
solo Lui ha il potere di fare nuove tutte le cose. Il Signore pianta la
sua Dimora a Cansatessa per unire la società disgregata e unirla in un
modo nuovo. Da lì partirà tutto, quando quelli che sono vicini al
Signore e quelli lontani andranno per la fede a toccare le piaghe di
Cristo per essere guariti.
Come è nata l’idea? Da dove è partita questa iniziativa di Adorazione perpetua?
Padre
Lo Feudo: Bisogna prima dire che quest’iniziativa coinvolge
principalmente i fedeli laici e che è fortemente consigliata e
incoraggiata dalla Congregazione per il Clero e dallo stesso Santo Padre
in diversi documenti e che i Vescovi l’hanno accolta con entusiasmo.
L’impianto
dell’Adorazione perpetua a Cansatessa è frutto di una missione che ha
la sua storia. Infatti, tutto è cominciato prima del terremoto, quando
don Marco Manoni, ora parroco di san Giovanni da Capestrano, la
parrocchia di Cansatessa, ebbe il desiderio di avere l’Adorazione
eucaristica perpetua. Questo desiderio fu confermato dallo stesso
Arcivescovo metropolita, mons. Giuseppe Molinari, con un decreto. In
quel momento si sono trovati adoratori per coprire alcune ore del giorno
ma anche della notte. Dopo il terremoto don Marco si è messo in
contatto con me per avere una missione. Bisogna anche dire che il
Vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, è stato di grande sostegno
per la nostra missione.
Come è stata la risposta degli aquilani?
Padre
Lo Feudo: Malgrado il fatto che abbiamo fatto la missione durante
l’estate posso dire che la risposta all’invito dell’Adorazione perpetua è
stata generosa e l’Adorazione porterà adoratori provenienti da diverse
parrocchie dell’Aquila che copriranno tutte le ore. Sicuramente se ne
aggiungeranno molti di più, perché ci sono ancora diversi luoghi dove
andare dopo il periodo delle ferie.
In questo mondo così utilitarista, che cosa spinge all'Adorazione?
Padre
Lo Feudo: Innanzitutto, l’Adorazione è la relazione connaturale con Chi
è il nostro Dio e il nostro Salvatore. Tutti i credenti, per il fatto
di essere credenti, adorano Dio. Noi adoriamo il vero Dio rivelato da
Gesù Cristo, il Dio Trino e Uno. Il cristiano adora Cristo perché
riconosce in Gesù di Nazareth il Figlio di Dio che è Dio. E noi
cattolici Lo adoriamo nella sua presenza eucaristica. Infatti, noi Lo
adoriamo nell’Eucaristia dove veramente, realmente e sostanzialmente è
Lui presente. L’Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa offerto a
tutti perché tutti possano in essa ricevere abbondanti grazie e
benedizioni. L’Eucaristia è il sacramento che fa presente la Persona di
Cristo e il suo sacrificio e ci permette di entrare in comunione con Dio
e tra di noi.
L’Adorazione eucaristica è la riconoscenza
della gloria di Dio e anche la risposta alla sua chiamata. E’ la
risposta alla Santissima Trinità nel Padre, che cerca adoratori in
spirito e verità (Cfr. Gv 4:24), all’invito del Figlio che ci dice: “Venite a Me...”
(Cfr. Mt 11:28), e alla mozione interiore che viene dallo Spirito Santo
e ci fa diventare adoratori. L’Adorazione, ha detto il Papa Benedetto
XVI, non è un lusso ma una priorità. Tutti noi abbiamo bisogno di
adorare il Signore.
Allora l’Adorazione è un culto o una devozione speciale.
Padre
Lo Feudo: E’ il culto dovuto soltanto a Dio, “Il Signore tuo Dio
adorerai e a Lui solo renderai culto” (Mt 4:10), dice il Signore. Non è
una devozione in più come alcuni erroneamente credono. E’ la devozione
per antonomasia. Per capire meglio, cominciamo dalla Messa. La Messa
stessa è l’atto più sublime di adorazione ma l’adorazione non si ferma
lì perché va oltre l’Eucaristia celebrata. Il dono infinito che il
Signore ha fatto di Se stesso non è stato dato solo per essere celebrato
ma anche contemplato.
Come insegna il Magistero, la vera
comunione è anche un restare con il Signore oltre l’atto stesso della
comunione sacramentale vissuta nella Messa. Peraltro ogni comunione
implica adorazione, come ricorda il Santo Padre Benedetto XVI in Sacramentum Caritatis,
riprendendo appunto le parole di Sant’Agostino: “Nessuno mangia questa
carne senza prima adorarla; peccheremmo se non la adorassimo” (Sac. Car.
66). Vuol dire nessuno fa la comunione senza un atteggiamento di
profonda adorazione perché chi si riceve e nientemeno che la Persona di
Cristo, cioè Dio.
Nell’Adorazione frequente gli adoratori
incontrano pace, sollievo, risposte, benedizioni e la stessa fonte
dell’amore da dove prendere le forze per amare. Per fare semplicemente
un esempio: questa era l’esperienza della Beata Madre Teresa di Calcutta
e delle sue missionarie della Carità. E’ dall’Adorazione quotidiana che
prendono la forza e l’amore per andare tra i più poveri dei poveri.
In cosa consiste l’Adorazione perpetua? Che cosa c’è in più rispetto all’adorazione comune?
Padre
Lo Feudo: L’Adorazione perpetua avviene quando il Santissimo Sacramento
è esposto all’adorazione dei fedeli giorno e notte, tutti i giorni
dell’anno. Essa è la risposta permanente lungo il tempo verso Chi non
cessa di essere Dio e di amarci di amore eterno. Adorazione perpetua
significa Dio sempre adorato e chiesa sempre aperta. Per questi due
motivi è unica.
La cappella di Adorazione perpetua è il luogo
dove si prega senza sosta rendendo al Signore grandissimo onore e gloria
come comunità ecclesiale. E’ scuola di silenzio in cui il silenzio
diventa vero ascolto della Parola che si adora nel Santissimo
Sacramento, e perciò è anche scuola di preghiera e di presenza a Cristo
perciò di crescita spirituale. Davvero, l’Adorazione perpetua è fonte di
acqua viva che disseta chi ha sete di vita, è un faro nella notte del
mondo, è la porta aperta al Cielo che rimane aperta. Da essa sgorgano
grazie e benefici che portano anche grandi conversioni.
Come si adora e come si fa a diventare adoratori e a partecipare all’Adorazione perpetua?
Padre
Lo Feudo: Alla domanda di come si adora la risposta migliore sarebbe:
con tutto il cuore, con tutto l’essere, coscienti di essere dinanzi alla
presenza di Colui che è il nostro Dio. Ma non sempre siamo così
coscienti, non sempre arriviamo ben disposti. Allora occorre entrare in
atteggiamento di adorazione e questo significa entrare con umiltà al
mistero eucaristico. Dobbiamo farci piccoli davanti alla presenza di
Dio. Dobbiamo saperci bisognosi di Dio. Ricordare le parole di Cristo:
“senza di me non potete fare nulla” (Cfr. Gv 15:5). Rispetto, santo
timore di Dio, reverenza, umiltà, tutto questo fa parte di un
atteggiamento adorante.
Inoltre, l’Adorazione perpetua è in
silenzio. Non siamo abituati al silenzio, c’è molto rumore anche dentro
di noi. Il silenzio esteriore favorisce il silenzio interiore. Restare
in silenzio contemplando il mistero, lasciandosi abbracciare da quella
presenza divina che parla al nostro silenzio è adorare. Non importa se
non sappiamo cosa fare, se a volte siamo aridi perché Egli sa tutto di
noi e sa che siamo lì davanti perché crediamo che Egli è presente. La
nostra piccola fede e il nostro povero amore sono accettati e il Signore
agisce su di noi guarendo le nostre ferite, portandoci la pace, la
gioia magari perduta, dando risposta ai nostri quesiti. Quel tempo che
siamo dinanzi al Santissimo Sacramento è molto benedetto da Dio. Egli
moltiplica il nulla che diamo con benedizioni, grazie e tutto quello che
soltanto Dio può darci, nessun altro al mondo.
Durante
l’adorazione non dovrebbe mancare mai il ringraziamento al Signore per
tutto quello che ci ha dato e che ci dà, cominciando dalla nostra vita.
Dobbiamo ringraziarlo, benedirlo, lodarlo. Magari con i salmi o con
altre brani della Sacra Scrittura o spontaneamente. Poi, c’è la
dimensione di riparazione per tutte le gravissime offese che si
commettono contro Dio, i sacrilegi, le profanazioni, gli oltraggi al suo
Santo Nome, al Nome di Maria e di quello di tutti i santi e gli
oltraggi a ciò che è santo. Riparare anche per tanta indifferenza e
disprezzo verso il Signore.
Come diventare adoratore
dell’Adorazione perpetua? Facendosi disponibile a stare con il Signore,
nella cappella (in questo caso a Cansatessa) almeno un’ora settimanale.